Artrite reumatoide e invalidità civile: quali diritti riconosce l’INPS? 

Share:

L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune cronica che provoca infiammazione delle articolazioni e che, nei casi più severi, può compromettere in modo significativo la mobilità, l’autonomia personale e la capacità lavorativa. 

Molte persone ritengono che la sola diagnosi sia sufficiente per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile. In realtà non è così. 

L’INPS valuta non solo la presenza della patologia, ma soprattutto l’impatto concreto che essa ha sulla vita della persona. 

In questa guida vediamo come viene effettuata la valutazione, quali sono le principali tutele previste dall’ordinamento italiano e cosa fare se il verbale non rispecchia la reale gravità della malattia. 

Indice

Come viene valutata l’artrite reumatoide dall’INPS

La valutazione dell’invalidità civile è disciplinata dal Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992, che contiene le tabelle delle percentuali di invalidità. Per l’artrite reumatoide non esiste una percentuale automatica collegata alla diagnosi. La Commissione medico-legale esamina l’intero quadro clinico e funzionale della persona. 

In particolare vengono considerati: 

  • il numero delle articolazioni interessate; 
  • la limitazione dei movimenti; 
  • la presenza di deformazioni articolari; 
  • il dolore cronico; 
  • la perdita di forza e di funzionalità; 
  • l’efficacia delle terapie farmacologiche; 
  • l’eventuale interessamento di altri organi; 
  • il grado di autonomia nello svolgimento delle normali attività quotidiane. 

La stessa diagnosi può quindi portare a valutazioni molto diverse, perché ciò che conta è il livello di compromissione funzionale. 

Quando si ha diritto all’invalidità civile?

L’artrite reumatoide può determinare percentuali di invalidità molto differenti. 

Nelle forme iniziali, quando la malattia è ben controllata dalla terapia e le limitazioni sono contenute, può essere riconosciuta una percentuale relativamente bassa. Con il peggioramento della patologia e l’aumento delle limitazioni funzionali, la percentuale può aumentare fino ai casi più gravi, nei quali la persona perde una parte significativa della propria autonomia. Per questo motivo non è corretto chiedersi: 

“Che percentuale dà l’artrite reumatoide?” 

La domanda corretta è: 

“Quanto incide l’artrite reumatoide sulla mia capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana?” 

È questo il parametro che guida la valutazione medico-legale. 

Quali benefici si possono ottenere?

Il riconoscimento di una determinata percentuale di invalidità può consentire l’accesso a diverse tutele previste dalla legge. 

Dal 34% 

È possibile ottenere, nei casi previsti dalla normativa vigente, la concessione di ausili e protesi. 

Dal 46% 

È possibile iscriversi alle liste del collocamento mirato, se sono presenti anche gli altri requisiti richiesti. 

Dal 51% 

Può spettare il congedo per cure previsto dalla normativa per gli invalidi civili. 

Dal 74% 

In presenza anche dei requisiti reddituali e amministrativi previsti dalla legge, può essere riconosciuto l’assegno mensile di assistenza. 

Al 100% 

Può essere riconosciuta la pensione di inabilità civile. Qualora la persona non sia in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure non riesca a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, può spettare anche l’indennità di accompagnamento, che è una prestazione distinta e non dipende dal reddito. 

Artrite reumatoide e Legge 104

L’invalidità civile e la Legge 104/1992 sono due riconoscimenti distinti. 

Una persona con artrite reumatoide può ottenere: 

  • solo l’invalidità civile; 
  • solo il riconoscimento dell’handicap ai sensi della Legge 104; 
  • entrambi i riconoscimenti; 
  • oppure nessuno dei due. 

Se viene riconosciuta la situazione di handicap con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104, possono spettare importanti tutele, tra cui: 

  • permessi retribuiti; 
  • congedo straordinario per i familiari aventi diritto; 
  • particolari tutele nei trasferimenti e nella scelta della sede di lavoro nei casi previsti dalla legge. 

Il riconoscimento dipende sempre dalle condizioni concrete della persona e non dalla sola diagnosi. 

Le tutele previdenziali per i lavoratori

Chi lavora e possiede i requisiti contributivi previsti dalla legge può avere diritto anche alle prestazioni previdenziali disciplinate dalla Legge n. 222 del 1984. 

Le principali sono: 

Assegno ordinario di invalidità 

Può essere riconosciuto quando la capacità di lavoro risulta ridotta a meno di un terzo in occupazioni confacenti alle attitudini della persona. È compatibile, entro i limiti previsti dalla legge, con lo svolgimento dell’attività lavorativa. 

Pensione ordinaria di inabilità 

Può essere riconosciuta quando l’infermità determina un’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. A differenza dell’assegno ordinario di invalidità, questa prestazione è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa. 

Quali documenti è importante presentare?

La qualità della documentazione sanitaria è spesso determinante. 

È consigliabile presentare: 

  • relazione del reumatologo aggiornata; 
  • referti delle visite specialistiche; 
  • esami ematochimici; 
  • radiografie, ecografie o risonanze magnetiche delle articolazioni; 
  • documentazione relativa alle terapie farmacologiche; 
  • eventuali cartelle cliniche di ricovero; 
  • documentazione che descriva le limitazioni funzionali nella vita quotidiana. 

La Commissione valuta non soltanto la diagnosi, ma anche gli effetti concreti della malattia. 

Cosa fare se l’INPS riconosce una percentuale troppo bassa?

Può accadere che il verbale non rappresenti adeguatamente la reale compromissione funzionale. In questi casi è possibile valutare un ricorso giudiziario. 

Nelle controversie in materia di invalidità civile, il procedimento si apre normalmente con un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) previsto dall’articolo 445-bis del Codice di procedura civile. 

Il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio che rivaluta la situazione sanitaria sulla base della documentazione medica e della visita del ricorrente. Se emerge una compromissione diversa rispetto a quella riconosciuta dall’INPS, il giudice può confermare una diversa valutazione con i relativi effetti economici. 

Per questo motivo è fondamentale predisporre una documentazione sanitaria completa e aggiornata prima di intraprendere qualsiasi iniziativa. 

Domande frequenti

L’artrite reumatoide dà automaticamente diritto al 100% di invalidità? 

No. 

La diagnosi non determina automaticamente una specifica percentuale. 

La Commissione valuta il grado di compromissione funzionale della persona. 

Posso lavorare se percepisco l’assegno ordinario di invalidità? 

Sì. 

L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale che, nei limiti previsti dalla normativa, è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa. 

Posso ottenere sia l’invalidità civile sia la Legge 104? 

Sì. 

Sono due procedimenti distinti e autonomi. 

È possibile ottenere uno solo dei due riconoscimenti oppure entrambi, a seconda dei requisiti sanitari accertati. 

L’indennità di accompagnamento spetta automaticamente con il 100% di invalidità? 

No. 

L’accompagnamento richiede requisiti specifici. 

Spetta solo quando la persona non è in grado di deambulare senza assistenza permanente oppure non riesce a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita. 

Conclusioni

L’artrite reumatoide può incidere profondamente sulla qualità della vita, ma il riconoscimento delle tutele previste dall’ordinamento non dipende dalla sola diagnosi. 

La Commissione medico-legale valuta il quadro clinico nel suo complesso, le limitazioni funzionali e l’impatto concreto della malattia sulla vita della persona. 

Per questo motivo una documentazione sanitaria completa, aggiornata e ben strutturata rappresenta spesso l’elemento decisivo sia nella fase amministrativa sia nell’eventuale fase giudiziaria. 

Hai ricevuto un verbale INPS che ritieni non rispecchi la tua situazione?

Se l’INPS ha riconosciuto una percentuale che ritieni non adeguata oppure ha negato il riconoscimento dell’invalidità civile o della Legge 104, è possibile valutare la documentazione sanitaria e verificare se ricorrono i presupposti per gli strumenti di tutela previsti dalla legge. 

Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza legale o medica. Ogni situazione deve essere valutata sulla base delle specifiche condizioni cliniche e della documentazione disponibile. 

Se vuoi leggere ulteriori nostri articoli li trovi qui

SHARE

Logo Studio Legale Rosetta

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Studio Legale Rosetta Chat
Invia su WhatsApp

Per le imprese

Per i privati

Per le no profit

Per avvocati e consulenti del lavoro

Per i pratonati

Per l'organizzazione di convegni o eventi formativi

Servizi e Collaborazioni

Iscriviti alla nostra newsletter

per rimanere sempre aggiornato su casi e tematiche