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L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune cronica che provoca infiammazione delle articolazioni e che, nei casi più severi, può compromettere in modo significativo la mobilità, l’autonomia personale e la capacità lavorativa.
Molte persone ritengono che la sola diagnosi sia sufficiente per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile. In realtà non è così.
L’INPS valuta non solo la presenza della patologia, ma soprattutto l’impatto concreto che essa ha sulla vita della persona.
In questa guida vediamo come viene effettuata la valutazione, quali sono le principali tutele previste dall’ordinamento italiano e cosa fare se il verbale non rispecchia la reale gravità della malattia.
La valutazione dell’invalidità civile è disciplinata dal Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992, che contiene le tabelle delle percentuali di invalidità. Per l’artrite reumatoide non esiste una percentuale automatica collegata alla diagnosi. La Commissione medico-legale esamina l’intero quadro clinico e funzionale della persona.
In particolare vengono considerati:
La stessa diagnosi può quindi portare a valutazioni molto diverse, perché ciò che conta è il livello di compromissione funzionale.
L’artrite reumatoide può determinare percentuali di invalidità molto differenti.
Nelle forme iniziali, quando la malattia è ben controllata dalla terapia e le limitazioni sono contenute, può essere riconosciuta una percentuale relativamente bassa. Con il peggioramento della patologia e l’aumento delle limitazioni funzionali, la percentuale può aumentare fino ai casi più gravi, nei quali la persona perde una parte significativa della propria autonomia. Per questo motivo non è corretto chiedersi:
“Che percentuale dà l’artrite reumatoide?”
La domanda corretta è:
“Quanto incide l’artrite reumatoide sulla mia capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana?”
È questo il parametro che guida la valutazione medico-legale.
Il riconoscimento di una determinata percentuale di invalidità può consentire l’accesso a diverse tutele previste dalla legge.
Dal 34%
È possibile ottenere, nei casi previsti dalla normativa vigente, la concessione di ausili e protesi.
Dal 46%
È possibile iscriversi alle liste del collocamento mirato, se sono presenti anche gli altri requisiti richiesti.
Dal 51%
Può spettare il congedo per cure previsto dalla normativa per gli invalidi civili.
Dal 74%
In presenza anche dei requisiti reddituali e amministrativi previsti dalla legge, può essere riconosciuto l’assegno mensile di assistenza.
Al 100%
Può essere riconosciuta la pensione di inabilità civile. Qualora la persona non sia in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure non riesca a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, può spettare anche l’indennità di accompagnamento, che è una prestazione distinta e non dipende dal reddito.
L’invalidità civile e la Legge 104/1992 sono due riconoscimenti distinti.
Una persona con artrite reumatoide può ottenere:
Se viene riconosciuta la situazione di handicap con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104, possono spettare importanti tutele, tra cui:
Il riconoscimento dipende sempre dalle condizioni concrete della persona e non dalla sola diagnosi.
Chi lavora e possiede i requisiti contributivi previsti dalla legge può avere diritto anche alle prestazioni previdenziali disciplinate dalla Legge n. 222 del 1984.
Le principali sono:
Assegno ordinario di invalidità
Può essere riconosciuto quando la capacità di lavoro risulta ridotta a meno di un terzo in occupazioni confacenti alle attitudini della persona. È compatibile, entro i limiti previsti dalla legge, con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Pensione ordinaria di inabilità
Può essere riconosciuta quando l’infermità determina un’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. A differenza dell’assegno ordinario di invalidità, questa prestazione è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa.
La qualità della documentazione sanitaria è spesso determinante.
È consigliabile presentare:
La Commissione valuta non soltanto la diagnosi, ma anche gli effetti concreti della malattia.
Può accadere che il verbale non rappresenti adeguatamente la reale compromissione funzionale. In questi casi è possibile valutare un ricorso giudiziario.
Nelle controversie in materia di invalidità civile, il procedimento si apre normalmente con un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) previsto dall’articolo 445-bis del Codice di procedura civile.
Il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio che rivaluta la situazione sanitaria sulla base della documentazione medica e della visita del ricorrente. Se emerge una compromissione diversa rispetto a quella riconosciuta dall’INPS, il giudice può confermare una diversa valutazione con i relativi effetti economici.
Per questo motivo è fondamentale predisporre una documentazione sanitaria completa e aggiornata prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.
L’artrite reumatoide dà automaticamente diritto al 100% di invalidità?
No.
La diagnosi non determina automaticamente una specifica percentuale.
La Commissione valuta il grado di compromissione funzionale della persona.
Posso lavorare se percepisco l’assegno ordinario di invalidità?
Sì.
L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale che, nei limiti previsti dalla normativa, è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Posso ottenere sia l’invalidità civile sia la Legge 104?
Sì.
Sono due procedimenti distinti e autonomi.
È possibile ottenere uno solo dei due riconoscimenti oppure entrambi, a seconda dei requisiti sanitari accertati.
L’indennità di accompagnamento spetta automaticamente con il 100% di invalidità?
No.
L’accompagnamento richiede requisiti specifici.
Spetta solo quando la persona non è in grado di deambulare senza assistenza permanente oppure non riesce a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.
L’artrite reumatoide può incidere profondamente sulla qualità della vita, ma il riconoscimento delle tutele previste dall’ordinamento non dipende dalla sola diagnosi.
La Commissione medico-legale valuta il quadro clinico nel suo complesso, le limitazioni funzionali e l’impatto concreto della malattia sulla vita della persona.
Per questo motivo una documentazione sanitaria completa, aggiornata e ben strutturata rappresenta spesso l’elemento decisivo sia nella fase amministrativa sia nell’eventuale fase giudiziaria.
Se l’INPS ha riconosciuto una percentuale che ritieni non adeguata oppure ha negato il riconoscimento dell’invalidità civile o della Legge 104, è possibile valutare la documentazione sanitaria e verificare se ricorrono i presupposti per gli strumenti di tutela previsti dalla legge.
Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza legale o medica. Ogni situazione deve essere valutata sulla base delle specifiche condizioni cliniche e della documentazione disponibile.
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