I falsi part-time

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“Contratti a chiamata da 6 euro l’ora. Straordinari non pagati e giorni di malattia negati, pena il mobbing o il mancato rinnovo. Finti part-time che mascherano una realtà fatta di 60 ore di lavoro alla settimana, in buona parte notturne. Per poco più di 1.000 euro al mese, quando va bene”. Queste sono solo alcune delle testimonianze riportate nell’articolo dedicato al settore della ristorazione dal FattoQuotidiano.

Nel settore della ristorazione (e non solo) è piuttosto diffusa la stipula di contratti part-time pur lavorando full-time. Cosa può fare un lavoratore per dimostrare di aver lavorato molte più ore rispetto a quelle indicate nel contratto?

In breve: In questo articolo spiegheremo come un lavoratore possa dimostrare le ore lavorate in eccedenza.

Punti salienti

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Cos’è il part time?

Il contratto di lavoro a tempo parziale, o part-time, è quel contratto di lavoro subordinato caratterizzato da una riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello ordinario (detto anche full-time) che è generalmente di 40 ore settimanali.

Datore e azienda si accordano dunque affinché il lavoratore presti la propria attività per un orario di lavoro inferiore alle 40 ore settimanali.

Il part-time può essere di tre tipi:

  • orizzontale, quando il lavoratore lavora tutti i giorni a orario ridotto;
  • verticale, se il lavoratore lavora a tempo pieno, ma solo in alcuni giorni della settimana, del mese, o dell’anno;
  • misto, quando vi è la combinazione delle due modalità di part-time orizzontale e verticale.

Quando il rapporto di fatto diventa a tempo pieno

Quando il ricorso al lavoro supplementare diventa una regola e, in particolare, quando viene imposto un orario di lavoro superiore a quello contrattualmente pattuito e questo non viene regolarmente remunerato, il lavoratore ha diritto alla trasformazione del rapporto da tempo parziale in tempo pieno ed al pagamento delle differenze retributive, contributive e per tfr maturate.

Così facendo, infatti, le parti hanno dimostrato – sebbene senza formalizzarlo per iscritto – che la loro reale volontà era di concludere un contratto a tempo pieno o, comunque, hanno accettato con “fatti concludenti” di trasformare il rapporto inizialmente pattuito come a tempo parziale.

Il lavoratore può dunque, in casi come questo, fare causa all’azienda per ottenere l’accertamento dell’orario di lavoro effettivamente svolto e la trasformazione del rapporto da tempo parziale a full time, con conseguente pagamento da parte del datore di tutte le differenze retributive, contributive e su tfr maturate.

Hai bisogno di una consulenza?

Il metodo utilizzato dallo Studio Legale Rosetta per far accertare il lavoro in nero

Il metodo di recupero dello Studio Legale Rosetta si fonda sull’utilizzo congiunto delle prove testimoniali e delle prove digitali, tra cui il tracciamento dei dati GPS registrati dai cellulari e le chat WhatsApp. 

Ad ulteriore riprova del lavoro in nero, lo studio legale è in grado di incrociare i dati di localizzazione del GPS con le comunicazioni WhatsApp, permettendo così di localizzare dove il lavoratore ha svolto l’attività, in che giorno ed in quale specifico orario.

Del nostro impegno a tutela dei lavoratori ne ha parlato anche La Repubblica.

L’attività di recupero crediti promossa dal nostro studio legale si suddivide in tre fasi.

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Fase 1

A seguito del primo appuntamento con il cliente, effettuati i conteggi da parte del consulente del lavoro e verificate le prove digitali a disposizione, si invia una lettera di diffida e messa in mora per il pagamento di quanto dovuto.

In diversi casi, per evitare il contenzioso, il datore di lavoro presenta autonomamente una offerta conciliativa.

In caso di accettazione dell’offerta, il lavoratore ed il datore di lavoro concluderanno la vicenda con una conciliazione ed il pagamento degli importi pattuiti.

Fase 2

Nel caso in cui il datore di lavoro non formuli una proposta di conciliazione o questa non sia ritenuta adeguata, si provvederà ad avviare un ricorso dinanzi Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro.

In prima udienza il Giudice del Lavoro, sentite le parti, formulerà una proposta conciliativa che le parti potranno accettare o meno.

Fase 3 (eventuale)

Se il datore di Lavoro e/o il lavoratore non accettano la proposta, il Giudice deciderà in base ai documenti ed alle prove in giudizio.

In questo caso, risulterà fondamentale presentare adeguata prova, tra cui le prove digitali. In caso di esito positivo, si provvederà al recupero crediti nei confronti del Datore di Lavoro e a richiedere presso l’INPS la regolarizzazione dei contributi utili alla pensione.

Di quanto sin qui detto, ai clienti dello studio legale Rosetta viene sempre fornito un documento scritto a conferma ed un preventivo chiaro. Lo studio legale terrà inoltre sempre aggiornamento costante sullo stato della pratica.

Se l’articolo ti è piaciuto o ti è stato utile, faccelo sapere premendo sull’icona del cuore.

Vuoi parlare con un esperto? Vuoi far valutare il tuo caso o avere maggiori informazioni? Scrivici qui.

Nota bene

Il presente articolo ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale sulle ultime novità normative e giurisprudenziali relative ai temi trattatati dallo Studio Legale. 
Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutiva di una specifica consulenza legale. 

Photo by Jessie McCall on Unsplash

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