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L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica riconosciuta alle persone con invalidità civile totale che non sono autosufficienti. Si tratta di un contributo mensile erogato dall’INPS per sostenere le persone che non riescono a deambulare autonomamente oppure che hanno bisogno di assistenza continua per svolgere le attività quotidiane.
Molti pensano che si tratti di una pensione o che dipenda dal reddito, ma in realtà non è così. L’indennità non è legata all’ISEE e non richiede particolari limiti di reddito: ciò che conta è la condizione sanitaria della persona.
In questo articolo vediamo cos’è l’indennità di accompagnamento, quali sono i requisiti per ottenerla e quanto spetta nel 2026.
L’indennità di accompagnamento è una prestazione assistenziale prevista dalla normativa sull’invalidità civile e viene erogata dall’INPS alle persone che si trovano in una condizione di grave non autosufficienza.
La prestazione serve a contribuire alle spese necessarie per l’assistenza della persona disabile, ad esempio quando è necessario l’aiuto di un familiare o di un assistente per svolgere attività quotidiane come:
Non è obbligatorio dimostrare come viene utilizzata la somma ricevuta e non è necessario assumere formalmente una badante.
Un altro aspetto importante è che tale prestazione può essere riconosciuta a qualsiasi età, quindi anche ai minori o alle persone anziane.
Per ottenere l’indennità di accompagnamento devono essere soddisfatti alcuni requisiti stabiliti dalla legge.
Il primo requisito è il riconoscimento di invalidità civile totale, cioè una percentuale di invalidità pari al 100%.
Questo accertamento viene effettuato da una commissione medico-legale nell’ambito della procedura per il riconoscimento dell’invalidità civile.
Oltre all’invalidità totale, la persona deve trovarsi in una delle seguenti condizioni:
Per “atti quotidiani della vita” si intendono tutte quelle attività fondamentali che una persona normalmente svolge da sola, come lavarsi, vestirsi o mangiare.
Per ottenere la prestazione è necessario inoltre:
A differenza di altre prestazioni assistenziali, non è previsto alcun limite di reddito.
In alcune situazioni l’indennità può essere sospesa o non riconosciuta.
Ad esempio, la prestazione può essere sospesa quando la persona è ricoverata gratuitamente in una struttura sanitaria pubblica per un periodo prolungato, poiché l’assistenza è già garantita dalla struttura.
Inoltre l’indennità non può essere cumulata con altre prestazioni analoghe riconosciute per invalidità derivanti da:
In questi casi la persona deve scegliere il trattamento più favorevole.
L’importo viene aggiornato ogni anno attraverso il meccanismo di rivalutazione legato all’inflazione.
Nel 2025 l’importo mensile era pari a 542,02 euro.
Dal 2026, in seguito alla rivalutazione annuale, l’importo sale a circa 552 euro al mese.
L’indennità viene pagata per 12 mensilità all’anno e non è soggetta a tassazione IRPEF.
Per ottenerla è necessario avviare la procedura per il riconoscimento dell’invalidità civile.
La procedura inizia con:
Se la commissione riconosce i requisiti sanitari, l’indennità viene erogata direttamente dall’INPS.
Non è raro che la commissione medica non riconosca la condizione di non autosufficienza oppure attribuisca una percentuale di invalidità inferiore al 100%.
In questi casi è possibile valutare un ricorso giudiziario per ottenere il riconoscimento della prestazione.
La procedura prevede generalmente un accertamento tecnico preventivo davanti al tribunale, durante il quale un consulente medico nominato dal giudice valuta la situazione sanitaria della persona.
Se il giudice riconosce i requisiti, l’INPS può essere condannato a pagare l’indennità anche con effetti retroattivi.
L’indennità di accompagnamento dipende dal reddito?
No. L’indennità di accompagnamento non è legata al reddito o all’ISEE.
Quanto si prende di accompagnamento nel 2026?
Nel 2026 l’indennità di accompagnamento è pari a circa 552 euro al mese per 12 mensilità.
Serve una badante per ottenere l’indennità?
No. Non è necessario dimostrare di avere una badante o un assistente.
L’indennità di accompagnamento è una pensione?
No. Non è una pensione ma una prestazione assistenziale legata alla condizione di non autosufficienza.
Se la tua domanda di indennità di accompagnamento è stata respinta oppure se ritieni che la valutazione dell’INPS non rispecchi la reale condizione di non autosufficienza, è possibile verificare se esistono i presupposti per un ricorso.
Una valutazione preventiva del caso consente di comprendere se la documentazione sanitaria è adeguata e se vi sono i presupposti per ottenere il riconoscimento della prestazione.
Lo Studio Legale Rosetta assiste da anni persone con disabilità e le loro famiglie nelle procedure di riconoscimento dell’invalidità civile e nei ricorsi contro i provvedimenti dell’INPS.
Se desideri verificare la tua situazione, puoi contattare lo studio per una prima valutazione del caso.
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