Si parla tanto di “SALARIO MINIMO”, ma che cos’è ed esiste già?

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Sui giornali esce la notizia di una nuova proposta di salario minimo garantito per legge. Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, stima in circa 4 milioni i lavoratori che vedrebbero aumentarsi lo stipendio, qualora si preveda l’obbligo di un salario minimo orario pari a 9 euro (lordi).

Affermare che un lavoratore debba essere pagato almeno 9 euro in Italia è logico e dignitoso, valutando che la retribuzione dovrebbe essere anche il sintomo del livello di progresso raggiunto dal mondo del lavoro. Tuttavia, non tutte le critiche appaiono sterili, anzi. 

Cerchiamo allora di fare chiarezza.

In breve
In questo articolo chiariamo che cos’è il progetto di salario minimo e quali sono le principali critiche.

Indice

Che cos’è il salario minimo?

Una definizione di salario minimo è rintracciabile già dal 1970 in alcuni documenti dell’Organizzazione Internazionale del lavoro, ove si definisce salario minimo la retribuzione minima che dovrebbe essere garantita ai lavoratori per una determinata quantità di lavoro. In altri termini, un ammontare minimo invalicabile al ribasso e finalizzato ad evitare il fenomeno del “working poor” che si riferisce a quelle categorie di lavoratori che, pur regolarmente occupati, si trovano di fatto in condizioni di povertà.

Chi potrebbe beneficiare del salario minimo?

Sono state recentemente indicate le categorie di lavoratori che grazie al salario minimo vedrebbero aumentare le proprie attuali paghe base. Partendo dalla previsione di un compenso orario di 9 euro si potrebbe prevedere un aumento della paga oraria media per le seguenti categorie:

  • barman, cuochi, camerieri e pizzaioli per i quali è attualmente di 8,77€;
  • addetti alle pulizie per i quali è attualmente di 7,28€;
  • personale del turismo impiegato con contratto Federalberghi per i quali è attualmente di 8,97 €;
  • guardie giurate per le quali è attualmente di 8,21€;
  • centralinisti e autisti per i quali è attualmente di 8,41€;

La proposta europea di salario minimo esteso a tutti gli stati membri dell’Unione

Dalla Commissione Europea arriva la proposta per introdurre salari minimi adeguati in tutta l’Unione. In questo modo si potrebbe superare il principale limite del salario minimo legale in Italia: il rischio di un dumping salariale. Qualora l’Italia dovesse introdurre un salario minimo per legge, il rischio è che molte società potrebbero preferire esternalizzare per poter pagare meno i lavoratori in altri paesi europei dove, magari, i salari sono più bassi.

Diversamente, qualora il salario minimo fosse esteso e parificato a tutti i paesi dell’Unione Europea, tale rischio sarebbe di molto limitato.

Quali sono le ragioni delle critiche al salario minimo

Il principale pericolo risulta essere quello di scardinare la contrattazione collettiva. Secondo i sindacati, si andrebbe a far perdere di forza il dialogo con le aziende. Dialogo che ha permesso, tra le altre, di far alzare gli stipendi ad Amazon come anche ha permesso di aumentare negli anni i salari. I lavoratori delle categorie artigiani e metalmeccanici hanno già dei minimi salariali più alti del “salario minimo” proposto (per i metalmeccanici è già previsto il pagamento a 10 euro/ora).

Inoltre, la qualità del lavoro non può essere misurata solo nel salario, ma anche nelle politiche di welfare aziendale. Ad esempio, la formazione obbligatoria è utile a garantire al lavoratore di essere sempre appetibile sul mondo del lavoro. Di conseguenza, secondo i primi commentatori, se ci sono ipotesi di lavoro povero “Working poor” da contrastare che si prevedano o rinnovino i contratti collettivi e si monitorino meglio i fenomeni connessi ai cosiddetti “contratti collettivi pirata”. Col termine CCNL pirata si intende la pratica che consente alle aziende di applicare contratti collettivi con paghe orarie non dignitose (e senza riconoscere nessuna voce aggiuntiva alla retribuzione o prevedere politiche per lo sviluppo della formazione professionale).

Conclusioni

Pertanto, il salario minimo può essere tanto uno strumento di contrasto al “lavoro povero” quanto, tuttavia, un potenziale limite all’efficacia della contrattazione collettiva e del ruolo dei sindacati che hanno permesso, negli anni, un aumento graduale nelle tutele dei lavoratori. Pertanto, non è difficile comprendere le riflessioni di chi dinanzi a partite iva palesemente finte e pagate 400-500 euro al mese ritenga più utile concentrare le risorse per tutelare prima tali situazioni. Allo stesso tempo, bisognerebbe riflettere sulla circostanza che i contratti collettivi applicati sono circa 985, con una proliferazione non necessariamente utile, anche solo per verificarne l’effettivo utilizzo ed i riflessi applicativi.

In altri termini, come spesso accade, più che la previsione di una nuova legge, risulta più urgente concentrarsi sull’effettivo controllo del rispetto delle attuali regole a tutela dei lavoratori.

Vuoi parlare con un esperto? Vuoi parlarci del tuo caso o avere maggiori informazioni? Contattaci.

Nota bene

Il presente articolo ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale sulle ultime novità normative e giurisprudenziali relative ai temi trattatati dallo Studio Legale. 
Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutiva di una specifica consulenza legale. 

Photo by Nick Karvounis on Unsplash

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